martedì 23 settembre 2014

Non è stato..nessuno

Monte Paschi: si avvicina la prescrizione, banchieri e controllori resteranno impuniti



mps

21 settembre – Risalgono ad ottobre 2012 i primi atti della magistratura sul Monte dei Paschi di Siena, che portarono la Guardia di Finanza a perquisire l’abitazione dell’ex presidente Abi e del MPS. Il 22 gennaio 2013 Giuseppe Mussari si dimise dalle cariche ricoperte, con la Procura di Siena che accelerò le indagini ed istruì il processo, imputati gli ex dirigenti della Monte Paschi di Siena, accusati di reati di manipolazione del mercato, falso in prospetto e false comunicazioni sociali.
L’accusa per cui si procede in questo filone di inchiesta – ricorda il Presidente di Adusbef, Elio Lannutti – è quella di aver posto in essere un disegno criminoso nell’ambito del programma di finanziamento per l’acquisizione della banca Antonveneta, attraverso la predisposizione della complessa operazione finanziaria denominata FRESH 2008, diffondendo al mercato notizie false idonee a determinare una sensibile alterazione del prezzo dell’azione BMPS. A quasi due anni da quelle perquisizioni dell’abitazione e degli uffici di Giuseppe Mussari a Siena (14 ottobre 2012), i magistrati della procura di Siena, questa mattina davanti al tribunale del Riesame che doveva pronunciarsi sul rinvio disposto dalla Cassazione riguardo la vicenda del derivato Alxandria sottoscritto fra Mps e Nomura, hanno rinunciato all’ impugnazione dichiarando al propria incompetenza territoriale e rinviando tutto il fascicolo alla procura di Milano.
Dopo 18 mesi di indagini ed udienze, i magistrati di Siena si sono accorti di non essere competenti, dopo che a fine luglio- a seguito dello spostamento a Milano dell’ inchiesta principale sull’ acquisizione di Banca Antonveneta, disposto dal tribunale di Siena, i magistrati avevano inviato a Milano anche i fascicoli relativi ad Alexandria e Santorini: “per evitare sovrapposizioni e vincoli per i colleghi milanesi”.
Non sarà difficile per la Procura di Milano, provare il nesso tra l’occultamento del “mandate” e le perdite implicite del derivato Alexandria, se tutti gli imputati negano di aver avuto ragioni per nascondere il contratto, e soprattutto ribadiscono all’unisono che il contratto era stato regolarmente protocollato e inserito nell’archivio informativo, quindi “non occultato ma depositato” nella famosa cassaforte dove poi – secondo la versione degli attuali vertici della banca – è stato ritrovato solo il 10 ottobre 2012.
Conclude Lannutti: Adusbef, parte civile nel filone del procedimento trasferito oggi a Milano, auspica che i magistrati possano fissare le udienze a breve accelerando il processo, per evitare che ancora una volta, sia la prescrizione (incombente) a lasciare i banchieri ed i loro distratti controllori, impuniti. OPI

3 commenti:

Anonimo ha detto...

La Casta non si tocca.
I coglioni pagano..

Anonimo ha detto...

compagni sparatevi..è meglio

Anonimo ha detto...

soliti ignoti